“La mia domanda riguarda la conclusione della
riunione dello scorso Consiglio che si è tenuto il 3 di aprile. Le chiedo: dopo il 3 di aprile, abbiamo già
qualche novità sulla questione relativa all’approfondimento del tema quantitative easing? Lei ha ripetuto, anche qui oggi, della possibilità
di fare ricorso a unconventional instruments di fronte al basso livello d’inflazione. Io le chiedo: che cosa aspetta la Bce per
poter eventualmente dare il via a questi unconventional instruments? Aspetta un nuovo segnale dalla situazione
generale di analisi dell’andamento del ciclo economico? Attende un approfondimento degli studi per
vedere quale tipo di quantitative easing potrebbe essere adottato? Per esempio, si parla molto degli asset backed
securities e, più di una volta, anche il presidente Draghi, nella conferenza stampa
ha parlato del need to develop an ABS market. Quindi io le chiedo se, prima di procedere
nella direzione degli ABS, bisogna quindi prima attendere che si sviluppi questo mercato
degli ABS. Naturalmente tutto questo implica una tempistica
piuttosto lunga, perché se tutti questi aspetti devono andare al loro posto, avremo un periodo
di tempo piuttosto lungo. Io le chiedo se può fare una previsione o
almeno un’ipotesi da questo punto di vista. Infine una questione più generale: il presidente
Draghi ha più di una volta sottolineato, giustamente a mio parere, che è molto importante
la sequenza e il coordinamento delle politiche. Io non credo che la politica monetaria da
sola sia sufficiente, anche se è, secondo me, è una condizione necessaria. Allora, a questo punto, le dico semplicemente:
la Bce ricorda ai governi la necessità di rispettare questa sequenza e questo coordinamento? E i governi come reagiscono di fronte ad una
situazione in cui la politica per la crescita è ancora molto debole sul piano delle scelte
nazionali? Grazie. Grazie della sua domanda. Per la prima domanda inizio ricordando che
il nostro obiettivo per l’inflazione è un obiettivo di medio termine. Non è un obiettivo per il mese prossimo,
per il prossimo trimestre neanche per un anno. E’ un obiettivo di medio termine. Abbiamo pubblicato delle stime un mese fa,
dove abbiamo avuto uno scenario base che indicava che l’inflazione, per quanto iniziando dal
livello basso nel quale ci troviamo adesso, aumenterebbe gradualmente fino al 2016. Per la fine del 2016, sulla base di questo
scenario, si potrebbe trovare un livello di 1,7%, dunque più vicino al 2%. Queste stime sono d’input per la decisione
del Consiglio direttivo e noi le consideriamo rilevanti e pertinenti per la discussione
che abbiamo avuto in marzo nella quale abbiamo deciso di non fare niente per marzo, perché
quello che conta è il medio termine. Tutti erano stupiti, anche noi, dalle cifre
molto basse per l’inflazione che sono state pubblicate recentemente per marzo dello 0,5%. Ci sono vari elementi che rendono difficile
interpretare davvero cosa significhi questa cifra: ci sono gli effetti del fatto che,
per esempio, Pasqua cada sempre un giorno diverso anno dopo anno; l’avrete letto questo. Ci sono altri fattori e, come diceva lei,
noi dovremo vedere cosa succederà all’inflazione ad aprile. E’ possibile che vedremo un aumento dell’inflazione,
ma ho detto che non sono le cifre mensili ad interessarci. Noi dovremo vedere ancora una volta se lo
scenario di marzo è cambiato e in che misura. Per esempio, in quella ipotesi, il tasso d’inflazione
per tutto il 2014 era dell’1%, adesso con questo 0,5% vedremo. Dunque dovremo esaminare tutto con attenzione. Attualmente ci troviamo in una situazione
che, come tutti capiscono, è una situazione di grave preoccupazione a causa del fatto
che un’inflazione bassissima ha i suoi effetti potenzialmente negativi, in particolare in
una situazione nella quale c’è un debito importante di molti agenti pubblici e privati. Proprio perché così bassa, qualsiasi shock
potrebbe portare l’inflazione in territorio negativo come già è il caso in alcuni stati
membri e, come tutti noi sappiamo, si potrebbe sviluppare una situazione di inflazione negativa
che sarebbe una cosa molta seria. Dovremo affrontare questo problema e l’affronteremo. La politica monetaria, in una situazione dopo
la crisi finanziaria, dopo la recessione di bilancio, perde di efficienza e non è efficiente
come in altre situazioni. Per questo vari paesi hanno dovuto prendere
misure straordinarie, come quella che abbiamo dovuto prendere noi con l’LTRO: sono cose
straordinarie che non devono essere decise a cuor leggero e non dovrebbero essere decise
a cuor leggero. Dunque stiamo esaminando il problema e vediamo
se davvero è cambiato lo scenario sul medio termine, se davvero dovremo fare qualcosa
che possa essere adeguato ad un compito di questo tipo. Come ho detto prima, è stato molto importante
che il Consiglio della Bce fosse in grado di trovare l’unanimità nell’accettare l’idea
che anche politiche non convenzionali di ogni tipo, compatibili con il nostro mandato, verranno
utilizzate per affrontare questo problema.”

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